Difficilmente, ci soffermiamo col pensiero, sul valore delle nostre mani…
Mani utilissime per la nostra gestualità quotidiana, e per la dimensione
epidermica del toccare, sensazione fondamentale per la comprensione tattile dei vari oggetti, o altro.
Muovere agilmente le dita, avvertire il gelo, sfiorando un fiocco di neve,
premere sui tasti del nostro computer per comunicare o leggere
informazioni…quante cose ci permettono questi preziosi arti!
Ognuno di noi ha una peculiare forma delle proprie mani..affusolata, tozza, o
minuta e probabilmente la loro sagoma, rispecchia, anche in parte, qualche
aspetto della personalità.
Antichi testi si soffermano sulla lettura del destino, riportata sulle linee
interne della mano, e talvolta, questa tesi sembra rispecchiare davvero un
percorso di vita più o meno lungo.
Alcuni anni fa, in seguito ad un infortunio, sono
stata privata, per un periodo, dell’uso di entrambe le mani. Solo allora mi
sono resa veramente conto della grave menomazione subita.
Nell’arco della giornata dipendevo da tutti per qualsiasi azione, e per cercare
di essere autosufficiente, provavo ad usare altri organi del corpo, per
sostituire l’uso delle mani, ma con risultati molto deludenti.
Fu in quel tempo sospeso che compresi quanto esse
siano il nostro primo strumento di libertà. Senza mani, anche il gesto più
semplice — vestirsi, mangiare, aprire una finestra, accarezzare il volto di chi
amiamo — diventa un’impresa. Ci si sente improvvisamente fragili, come se una
parte della propria identità fosse stata messa a tacere.
Le mani, infatti, non sono soltanto strumenti
funzionali: sono veicolo di relazione. Con esse salutiamo, stringiamo,
confortiamo. Una mano tesa può sollevare non solo un corpo, ma anche un’anima
affranta. Una carezza può sciogliere tensioni che le parole non riescono a
scalfire.
Sono le mani a trasformare il pensiero in azione:
scrivono, modellano, cucinano, creano. Danno forma concreta a ciò che nasce
invisibile nella mente. Ogni opera dell’ingegno umano passa attraverso le dita,
come se il cuore, trovasse nelle mani, la sua traduzione più fedele.
Quando ho riacquistato il loro uso, ho provato
una gratitudine nuova, quasi commossa. Guardavo le mie mani con occhi diversi:
non più semplici compagne silenziose, ma preziose alleate della mia autonomia e
della mia dignità.
Da allora, ogni gesto — anche il più banale — ha
assunto un valore diverso. Lavarmi il viso, sfogliare un libro, intrecciare le
dita in un momento di raccoglimento… tutto mi appare come un piccolo dono
quotidiano.
Forse dovremmo fermarci più spesso a osservare le
nostre mani. Portano i segni del tempo, raccontano fatiche, successi, cadute e
riprese. Sono testimoni discreti della nostra storia. E, mentre il volto può
nascondere emozioni, le mani spesso le rivelano, con un tremito lieve o una
stretta più intensa.
Le mani, in fondo, sono il prolungamento visibile del cuore. Sta a noi scegliere se usarle per costruire, per proteggere, per amare.
@Silvia De Angelis